Problema, Bisogno, Domanda nella prospettiva di Sergio Tramma

Ero al terzo anno di università quando, imbattendomi nel testo di Sergio Tramma “Pedagogia Sociale”, lessi per la prima volta queste tre parole messe insieme: problema, bisogno e domanda.

Ricordo bene che era il periodo conclusivo della triennale ed avevo da poco deciso che avrei proseguito il mio percorso formativo con la specialistica in progettazione. Quel passaggio di Tramma l’ho letto solo quella volta, ma non l’ho più dimenticato. Dentro c’è un universo verso cui ogni educatore dovrebbe volgere il proprio sguardo.

Da professionisti diventa essenziale aver chiaro questo passaggio nella misura in cui non ci si vuole limitare a eseguire e basta, ma si ha il desiderio di comprendere la base del nostro intervento e soprattutto la programmazione e la progettualità che possono esserci dietro le azioni di ogni educatore.


Compiere il passaggio di analizzare il problema, il bisogno e la domanda del singolo o della comunità richiedente l’intervento dell’educatore significa costruirsi una zattera inaffondabile con cui muoversi nel guado.

Quante volte infatti vengono scritti progetti e ideati laboratori o interventi senza tener conto dei reali bisogni della persona, ma solo per soddisfare la fame vorace dell’ego di educatori e coordinatori?

E’ allora fondamentale o no compiere un’attenta analisi del problema entro cui si stanno muovendo i passi, del bisogno che l’altro sta manifestando e della domanda che direttamente o più verosimilmente indirettamente ci verrà posta per migliorare la condizione della sua attuale esistenza?

Questa fase viene prima di qualsiasi progettazione, prima di qualsiasi programmazione, prima di tutto. In un certo qual senso, ha la funzione di attivare nell’educatore quei campanelli di allerta che devono renderlo vigile rispetto a tutto quello che potrebbe accadere dopo, attivando un meccanismo di prevenzione e costruzione del processo educativo intero che seguirà. Edigere un intervento o un progetto con queste premesse è un po’ come costruire basi solide a un palazzo.

Scendiamo nello specifico;

  1. Problema Rappresenta il fulcro di tutto. Ogni nostro intervento nasce dall’esigenza di rispondere ad un problema. Può trattarsi di un problema nel comportamento di un bambino, di un problema nella socialità di un gruppo classe, di un problema nella definizione delle regole in una famiglia o di un problema nello sviluppo della carriera di un collega. Può verificarsi in un intervento domiciliare, a studio, a scuola, in aula o online. I problemi sono la più grande opportunità che abbiamo di cambiare le cose laddove queste hanno bisogno di essere cambiate: facendo nostro questo concetto sarà più semplice trasmettere la giusta modalità e individuare i passi giusti da compiere per rispondere realmente al problema.
  2. Bisogno Individuato il problema diventa necessario analizzare il bisogno che quel problema fa scaturire. Prendiamo come esempio il comportamento problema di un ragazzo autistico che ha bisogno di imparare a relazionarsi col mondo esterno e che non volendo rimanere seduto neanche un minuto una volta fuori casa, per le tre ore di assistenza domiciliare porta il suo educatore a camminare. Per tutto il tempo. Nessuna sosta, nessuna pausa. Tre volte a settimana. I problemi che possono scaturire sono molti:rafforzamento dell’azione stereotipata ed evitamento della regola nel ragazzo, calo nella salute psico-fisica dell’educatore. Un sali-scendi non esattamente benevolo. Che cosa si fa? Individuato il problema (il fatto che il ragazzo non è abituato a fermarsi e a sedersi su una panchina per spezzare il ritmo della passeggiata) l’educatore decide di insegnare al ragazzo a sedersi su una panchina nel bel mezzo della passeggiata.
  3. Domanda Individuato il problema (ragazzo autistico privo di momenti di interazione sociale) e plasmato il bisogno (acquisire comportamenti che lo avvicinino a costruire una forma di interazione col mondo), serve costruire la domanda: quale sarà l’azione richiesta al professionista per aiutare realmente il ragazzo? Quello di insegnargli a fermarsi durante la passeggiata e a sedersi su una panchina può rappresentare uno strumento in grado di funzionare: fermarsi implica sviluppare una capacità di controllo che potrà essere riversata in molteplici altri momenti di interazione sociale (ingresso in una attività commerciale, incontro casuale con dei conoscenti durante la passeggiata, telefonata in entrata per comunicare cambio di programma da membri della famiglia)

Fare proprio il concetto di problema/bisogno/domanda significa sviluppare una capacità di comprensione e chiarezza delle situazioni in grado di migliorare la qualità e lo stile del nostro intervento, qualunque sia la realtà professionale (e non) di applicazione.

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